E' importante ascoltare tutti. Serve a non perdere la bussola, fra tante riunioni e il molto lavoro. Passiamo ore, serate intere, a preparare programmi, inventare alleanze, colloquiare e cercare modi per finanziare la nostra attività locale (..non si ha mai una lira!...) per dare realtà alle idee. Ma poi, fuori da queste riunioni ci sono gli altri colleghi, e questi colleghi hanno umori molto, molto diversi dai nostri; e se non partecipano tutto va in fumo.
La domanda che torna, e torna, e torna, è: "Ma
perchè dovrei votare, anche questa volta?... e più spesso
perchè dovrei andare a votare che non serve a niente ??
E la risposta non è, e non può essere banale.
L'appello, scontato, a non far vincere "gli altri" è un'arma
spuntata.
La sensazione dilagante è che: "l'uno o l'altro, non c'è
differenza", e che poi alla fin fine l'Ordine non serve a
nulla... meglio allora abrogarlo. Questa è una vulgata che non manca di qualche, e forse.. molte, ragioni.
L'indubbio stato di degrado della nostra professione in questo paese
è sotto gli occhi di tutti, e non può certo essere imputato solo ai
politici e agli altri. E' chiaro che noi tutti abbiamo fatto errori,
omissioni o pigrizie. Il degrado descritto dai giornali, una
esplosiva situazione di vilipendio continuo di noi tutti, è il
paradigma di quanto si sono rivelati inconcludenti gli sforzi dei nostri
predecessori che ci avrebbero dovuto difendere e che nella
migliore delle ipotesi non
sono riusciti a farlo, o che, nell'ipotesi peggiore, siano da definire complici dei nostri avversari
.
Generalizzare è un pericolo; ma è chiaro che il comportamento
dei colleghi medici che si sono succeduti al governo, che non ci hanno difeso, è sempre lo stesso, e
hanno favorito
con il loro silenzio ogni più becera generalizzazione su di noi,
aiutati però anche dalle nostre divisioni e dalla difesa dell'<<orticello>>
dei diversi settori di professione e sigla.
L'antipatia verso l'Ordine nasce quindi nelle aule parlamentari e
nel comportamento anti-ordini di chi, invece di curarsi della tutela
della nostra dignità professionale, si cura sopratutto dei meschini affari
economici; quando non si occupa addirittura di affari personali e
della loro subordinazione al voto del <<popolo bue>>, costi quello che costi, affossando
principi e sostanza delle cose.
Questo ingenera nei colleghi la sensazione che "tanto sono
tutti uguali", e che quindi non vale la pena di votare.
Io ribalto questo ragionamento e scendo in campo: perchè
se proprio si pensa che sono tutti
uguali, allora è il momento di calarsi nel meccanismo per fare la
differenza.
Questa consolidata e certa uniformità di comportamenti politici è
da sempre sotto i nostri occhi, e sta a noi inserirci, come granelli di
sabbia, nel loro meccanismo. Sta a noi, e soprattutto ai giovani,
alle donne, a coloro che sino ad ora non ci sono stati, smettere di
lamentarsi ed iniziare a partecipare attivamente,
... attivamente, alla vita
professionale per tutelarla. Con tutte le difficoltà che questo comporta.
Occorre però entrare in tutte le stanze del potere, dal piccolo comitato di aziendale a più su, per dire che è arrivato il momento di cambiare. Se siamo insieme, tutti insieme, dentro il meccanismo, la nostra voce vale qualcosa. Poco o tanto dipenderà dalla nostra capacità di farci sentire e di raccogliere intorno a noi i colleghi che la pensano come noi. Guardiamo l'ascesa di Umberto Bossi, che con tutte le riserve che si può nutrire nei confronti delle sue opinioni politiche, è comunque un esempio illuminante di < animale politico>. Non si è limitato a borbottare che "sono tutti uguali". Si è mosso e ha coagulato intorno a se una massa critica di persone determinate; è arrivato ad essere interlocutore di primo piano di schieramenti che ad altri sembravano inespugnabili.
Essere fuori, borbottare e non votare... NON SERVIRA' A NIENTE. Potranno anche esserci centinaia di migliaia, milioni di non votanti, di schede annullate, di dichiarazioni di non voto e non cambierà di un millimetro la nostra situazione. Non votare non incide, non serve, non lancia nessun segnale. Gli USA, a cui sempre tutti guardiamo in positivo o in negativo, sono un posto dove solitamente vota meno della metà degli aventi diritto. E questo non mette minimamente in crisi il loro sistema politico. Se quest' anno al nostro Ordine dovessero anche esserci il 95% di non votanti o di schede annullate, che conseguenze potremmo aspettarci? ... Nulla !!!.. anzi si ! ..solo di peggiorare... Il partito del non fare e del tira a campare viene colpito solo se viene tolto loro il potere. Non sarà certo non votando che riusciremo a farlo.
L'unico modo per iniziare ad incidere davvero è quella di fare.
Per fare bisogna essere uniti. Per fare unione ci vuole
coerenza, sinergia e visione d'insieme. E finalmente ci siamo!! .
Per la prima volta siamo riusciti a coagularci tutti per
contrastare il degrado della nostra professione. Per la prima
volta siamo riusciti a recuperare quell' unità la cui passata perdita
nei nostri predecessori ha creato i danni che stiamo scontando. Mai
più dobbiamo essere divisi se vogliamo salvaguardare ruolo, professione
e il
nostro valore etico ed economico.
Sono stata accusata di guidare una campagna elettorale come capolista senza esperienza sufficiente all'interno dell'Ordine. Personalmente non è mia intenzione autoreferenziarmi nè mancare di rispetto ai colleghi con più anzianità ordinistica di me. Noi siamo una squadra di io tengo le fila, gestendo quindi un team di lavoro composto di persone con competenze ed esperienze diverse ma accomunati da impegno, affiatamento e rispetto per l'istituzione che ci rappresenta.
Ecco perchè dovete venire a votare, e dovete pensare che non ci sono colleghi che abbiano problemi diversi dai vostri; e che tutti nell'Ordine dobbiamo essere uniti, sigle, specialità, associazioni a salvaguardia di chi?... di Noi Medici e Odontoiatri tutti.
Tutti insieme per vincere insieme.
li 17/07/2008 Maria Cristina Campanini
LA LISTA PER RIFONDARE L'ORDINE

